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Speciale 31 Gennaio
La tradizione salesiana

«Dite ai miei ragazzi» dalla biografia di Don Bosco

26 gennaio. E' tornato mons. Cagliero. Si reca immediatamente al letto dell'ammalato. Capisce che la cosa è gravissima, ma tenta di «sapere» da don Bosco se vi è ancora una speranza. Gli dice:
Mi chiamano a Roma. Posso andare?
- Andrai, ma dopo. La sua bella voce è ormai un'ombra. I dolori sono a volte intollerabili. Don Lemoyne gli suggerisce:
- Pensi a Gesù sulla croce. Anche lui soffriva senza potersi muovere.
- Si, è quello che faccio sempre. (continua a fondo pagina)


Il 27 e la mattina del 28 sono cancellati da un continuo vaneggiare.

Pomeriggio del 28. La coscienza di don Bosco riemerge in uno degli ultimi momenti di lucidità piena. Gli è accanto don Bonetti. Don Bosco mormora:
- Dite ai miei ragazzi che li aspetto tutti in Paradiso.

Nella giornata del 29 i medici lo trovano gravissimo.
Il dottor Fissore gli dice:
- Coraggio, domani le cose potrebbero andare meglio
E lui, con lo sguardo ormai errante:
- Domani?... Domani?... Farò un viaggio lungo...
Nelle prime ore della notte dice a voce alta:
- Paolino, Paolino. dove sei? Perché non vieni? -.
Don Paolo Albera, ispettore delle opere salesiane in Francia, non è ancora arrivato.

30 gennaio. In un momento di lucidità mormora a don Rua:
- Fatti amare.
Verso l'una pomeridiana, accanto al suo letto sono Giuseppe Buzzetti e don Viglietti. Don Bosco spalanca gli occhi, tenta di sorridere. Alza la mano sinistra e li saluta. Buzzetti scoppia a piangere.

31 gennaio. Verso le due dopo la mezzanotte don Rua s'accorge che le cose precipitano. Indossa la stola e inizia le preghiere per gli agonizzanti. Vengono chiamati in fretta gli altri superiori della Congregazione.

Quando arriva mons. Cagliero, don Rua gli cede la stola, passa alla destra di don Bosco, si china al suo orecchio e gli dice:
- Don Bosco, siamo qui noi, i suoi figli. Le domandiamo perdono di tutti i dispiaceri che per causa nostra ha dovuto soffrire. Come segno di perdono e di paterna bontà, ci dia ancora una volta la sua benedizione. Io le condurrò la mano e pronuncerò la formula della benedizione.

Don Rua alza la mano destra ormai insensibile e dice parole di benedizione per i salesiani presenti e per quelli lontani. Nella camera risuona il rantolo del morente. Alle quattro e mezzo cessa di colpo. Il respiro si fa corto per pochi istanti poi si spegne. Don Belmonte quasi grida:
- Don Bosco muore!
Tre respiri faticosi, a breve intervallo. Mons. Cagliero dice a voce alta la preghiera che ha imparato da lui quando era ragazzetto:

«Gesù, Giuseppe e Maria, vi dono il cuore e l'anima mia, Gesù, Giuseppe e Maria, assistetemi nell'ultima agonia, Gesù, Giuseppe e Maria, spiri in pace con voi l'anima mia». Poi si toglie la stola dal collo e la mette sulle spalle di don Bosco, che è entrato nella Luce.