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Dai nostri missionari...

01/11/07 Ghana, Ognissanti

Carissimi tutti,

meno male che l'African time va adagio... a me pare che fosse ieri mattina che atterravo a Malpensa e sono passati invece già sei mesi giusti. Ma va bene così. La vita qui scorre con un ritmo tropical che non lascia nessun buco libero per la noia e insieme insegna a prendere le cose senza frenesia o agitazione, con la calma del contadino che "ama tanto la semina come la mietitura", come dice uno dei nostri proverbi.

Festa di tutti i santi: mi manca un po' della poesia dei colori autunnali del Piemote, del profumo dei grisantemi, delle nebbie basse nella valle del Tanaro. Qui stiamo salendo dai soliti 30 gradi verso i 35, mentre si passa gradatamente dalla stagione delle piogge verso la stagione secca.

In compenso in questo periodo ci sono albe e tramontui da sogno: brevi, trovandoci ad una spanna dall'equatore (sulla cartina… ), ma intensissimi.

E anche breve e intensissima è la pennellata di cielo che la Liturgia mette nel calendario con questi due giorni così "sui generis" che sono i santi e i morti, 1 e 2 Novembre.

Vorrei che ci lasciassimo affascinare per un momento dalla bellezza di questo tocco da maestro, andando oltre gli stereotipi da TG1 (se pur ancora c'è qualche riferimento a quanto si celebra in questi giorni nelle news televisive di oggi e domani lì in Italia).

Qui, come dicevo, da fuori c'è proprio nulla di diverso da qualunque altro giorno (i cattolici sono una minoranza: né vacanza, né ponte) e questo diventa un invito ancor più forte a scavare per trovare il tesoro nascosto dentro questi primi due giorni del mese di novembre.

Per me è una festa che fa tirare un grandissimo respiro di liberazione: santi e morti, tutti insieme. E' la sicurezza che alla fine del viaggio c'è una terra e un cielo dove tutti siamo quel che siamo davanti a Dio, nulla di meno, nulla di più.
Là non c'è terzo mondo. Là semmai gli ultimi sono i primi e questa nostra gente che nella valle di lacrime ha dovuto nuotare senza posa per stare a galla finalmente si inebrierà di gioia: una risata traboccante al ritmo sfrenato dei tamburi, un'esuberanza di allegria che son sicuro è molto più vicina allo stile che piace la Padre eterno che non i simboli inamidati di "lux eterna" che troviamo 'sta settimana nei luoghi sacri che si visitano all'ombra dei cipressi lassù in Italia.

L'overture regalataci dai due primi giorni di novembre è per me come uno di quei negri spiritual che ti fanno accapponare la pelle se li senti nei testi originali: canti di schiavi africani sulle rive del Mississipi, incatenati a vita alle piantagioni di cotone. Canti che sono al vertice di quanto l'umanità ha saputo esprimere quanto a SPERANZA. E' tutto un desiderio di heavenly home, un cantare in anteprima quei cieli e terra nuovi così voluti e così diversi da quanto chi cantava soffriva giorno dopo giorno 10000 km lontano dalla terra d'Africa da cui era stato strappato.

Swing low, swing chariot, coming down to carry me home…

Quale home sarà la nostra casa alla fine del viaggio?
Cos'è più saggio? Tenere gli occhi ben piantati sull'attimo fuggente che stiamo rincorrendo tra casa, ufficio, scuola o lasciarci muovere dal richiamo di cielo, dal tramonto che si confonde con l'aurora che i morti e i santi aprono sul nostro orizzonte, se si ha il coraggio di alzare lo sguardo?

L'obiezione dei "maestri del sospetto" (come si studiava ai tempi del liceo) che il pensiero dell'eternità diventi oppio che addormenta la coscienza sociale e inibisce il cambio delle strutture presenti è così lontana dal pensare africano che non mi fa più nessun effetto.
Se ci sono stati decenni in cui politica e economia, a cominciare da quelle maxi che fanno i giochi su scala mondiale, han fatto tutti i loro calcoli e manovre basandosi esclusivamente sull'immediato e sulle emergenze interpretate secondo interessi e programmi molto terra terra, son proprio i decenni a cavallo del 2000. Qualche vantaggio che abbia reso più umano il sistema globale in cui viviamo? Mah! Qui proprio non se ne vede.

L'Africa mi ha convinto che solo quando c'è una visione lunga del vivere nasce anche il coraggio di fare scelte che tengono conto del domani, degli interessi di chi deve ancora nascere, liberandosi dalla logica suicida di chi arraffa il più possibile fin che è nella posizione di poterlo fare.

Se la visione si spinge fino a perdersi nei "secoli dei secoli" tanto meglio. In fondo è il punto di vista più realistico tra tutti i possibili. Possiamo "sospettare" e dubitare di qualunque altro riferimento, politico, culturale, sociale e perfino climatico al giorno d'oggi: ma che qualcuno prima o poi il due di novembre venga a fare visita al nostro capolinea – anziché essere noi a posare il crisantemo - di questo proprio non c'è dubbio.

Viva l'Africa, dove sembra più naturale dire ogni giorno "come in cielo così in terra", perchè la distanza tra i due, dentro il cuore, non è poi così tanta. Si tribola sulle strade di laterite mangiate dalla erosione delle piogge tropicali, ci si impasta i sandali di vera terra, non mascherata dall'asfalto, ma è una fatica che continua ad aver senso, ad avere una direzione di marcia. C'è molto più futuro che passato. Si naviga a vista. Non si riesce a fare piani quinquennali. Per molti è impossibile perfino pianificare le prossime cinque settimane. Ma la speranza di un compimento dove tutto trova giustizia e pienezza non svanisce, no matter condition.

Che i nostri santi e i nostri morti, che sanno bene come stanno le cose, ci insegnino a vedere il mondo vero dietro a quello che ci passa il TG ogni sera.

Ieri mattina ho fatto una foto di Venere alle 5.30, dritto allo zenit mentre il sole apriva il suo varco tra i grandi alberi ad Est: una gamma di colori intensissimi e sfumati l'uno nell'altro; rosso, blu, nero.
Prego tutti i santi, nostrani e forestieri, che non ci manchi mai questo senso dell'aurora, causa prima ed ultima di ogni tramonto. Prego che l'arte di questo inizo di novembre insieme alle esperienze di fine e principio che tutti ci tocca fare nella vita ci insegnino il realismo di don Bosco, il più sociale dei santi di questi ultimi secoli, eppure così magnetizzato dal Paradiso da leggere ogni istante del vivere da quell'unico punto di vista - e così insegnava anche a fare ai suoi ragazzi -.
L' "adesso" diventa vero solo "nell'ora della nostra morte".
Viva la vita!

Ciao Silvio


Fotografie da Phnom Penh

 

 

 

 

 
 


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