Racconti
dal mondo
I
Visitatori di Babbo Panov
(Una storia dalla Russia)
Era
la vigilia di Natale.
Le luci danzavano allegramente nelle strade. In casa, la gente rideva
e cantava e scartava i pacchetti dei regali. Ma Babbo Panov, il calzolaio
del villaggio, se ne stava in casa tutto solo.
Sua moglie era morta, i suoi figli, già cresciuti, se ne erano
andati lontano. E perciò lui se ne stava in casa da solo, con
la Bibbia sulle ginocchia, e per farsi compagnia leggeva la storia del
primo Natale.
Cerano Maria e Giuseppe, stanchi ed affamati che non trovavano
un posto dove fermarsi.
Lui avrebbe volentieri dato loro una stanza, pensavo Babbo Panov. Cè
un sacco di posto in questa mia vecchia casa.
Poi cerano i pastori. E gli angeli. E tre re giunti dallOriente
con doni preziosi.
E io, cosa avrei potuto portare?, pensava Babbo Panov. E
allungò una mano per prendere una piccola scatola dallo scaffale
più alto nella sua bottega. Nella scatola cera un paio
di scarpette, scarpe cucite molto tempo fa con le sue mani esperte,
mani che adesso erano deformate e rigide.
Ecco cosa gli avrei portato, sorrise a se stesso Babbo Panov.
Il mio capolavoro!. Poi la sua testa si piegò su
un lato, gli occhiali gli si abbassarono di traverso sul naso, e Babbo
Panov si addormentò come un sasso.
Dormì tutta la vigilia di Natale. E mentre dormiva, sognava.
Sognò sua moglie e i suoi figli e tutti i gioiosi Natali che
avevano passato insieme. Vedeva le loro facce, esattamente come le ricordava,
facce che ridevano e cantavano e sprizzavano gioia. E proprio mentre
il ricordo di quel sogno stava per diventargli insopportabile, Babbo
Panov vide unaltra faccia, una faccia tenera e gentile.
Io sono Gesù, gli disse la faccia. Ho visto
la tua solitudine e la tua tristezza. E così, questo giorno di
Natale ho deciso di farti visita. Aspettami, Babbo Panov!.
Il vecchietto si svegliò con un sussulto. Il sole del mattino
gli dava negli occhi. Era il giorno di Natale! E se il sogno era vero,
Gesù sarebbe venuto a fargli visita!
Babbo Panov riordinò tutta la casa. Mise la caffettiera sulla
stufa. E poi, ad intervalli di pochi minuti, si mise a guardar fuori
dalla finestra. E a un certo punto vide un uomo, da lontano.
Poteva essere Gesù, che se ne veniva lentamente, con in mano
un bastone da pastore. Ma quando luomo gli fu più vicino,
Babbo Panov lo riconobbe. Era Sergei, lo spazzino del villaggio, che
faceva diligentemente il suo lavoro, perfino il giorno di Natale.
Babbo Panov aprì la porta e chiamò luomo. Sembri
tutto infreddolito, amico mio. E devi sentirti molto solo là
fuori il giorno di Natale. Vieni dentro e prenditi una tazza di caffè
con me!. Lo spazzino non se lo fece dire due volte. Si scosse
la neve dalle spalle. Si stropicciò le mani gelate. E quando
Babbo Panov gli porse la tazza di caffè bollente, la tenne per
un bel po davanti a sé perché il vapore potesse
salire a riscaldargli la faccia infreddolita. Sergei bevve il suo caffè
a piccoli sorsi, mentre Babbo Panov discorreva con lui affabilmente
(e egli raccontò perfino il suo sogno!) senza però mai
distogliere i suoi occhi dalla strada fuori dalla finestra.
Beh, ti auguro che il tuo sogno si avveri!, gli disse allo
fine lo spazzino. Ma io devo tornare al lavoro. Tante grazie per
il caffè e per la tua gentilezza. E augurandogli un cordiale
Buon Natale, riprese la sua scopa e tornò in strada
a scopare.
Passò unora. Poi due. E la strada cominciava ad essere
affollata di gente. Babbo Panov mise a cuocere una zuppa di cavoli e
intanto guardava i suoi vicini di casa che andavano a far visita ai
loro parenti. Ma di Gesù non cera nessun segno.
Cera una ragazzina, però. Una ragazza che lui non conosceva.
La ragazza camminava adagio per la strada, con un fagotto sotto il braccio.
E dato che i suoi vestiti erano tutti strappati e a brandelli, tremava
ad ogni passo che faceva.
Babbo Panov aprì di nuovo la porta. Guardò su e giù
per la strada, e quando fu sicuro che Gesù non cera, chiamò
la ragazza. Vieni dentro. Vieni a scaldarti un pochino!.
Babbo Panov versò unaltra tazza di caffè, e indicò
alla ragazza una sedia vicino alla stufa. Quando fece per prenderle
il fagotto che teneva in braccio, la ragazza se lo strinse forte al
petto. E fu allora che il fagotto cominciò a piangere.
Il mio bambino ha fame, bisbigliò la ragazza. Così
Babbo Panov mise a scaldare un po di latte. E dopo aver dato il
latte al bambino, la ragazza cominciò lentamente a svolgere le
leggere coperte del fagotto, e allora Babbo Panov si accorse che il
bambino era senza scarpe.
Il calzolaio pensò immediatamente a quella piccola scatola. Quella
che aveva rimesso sullo scaffale più alto della sua bottega.
Ma quelle scarpe erano per Gesù!, andava dicendo
a se stesso.
Il bambino pianse di nuovo, e un altro sguardo a quei piedini infreddoliti
bastò a Babbo Panov a fargli vincere ogni esitazione. Allungò
la mano sullo scaffale, tirò giù la scatola e mise le
scarpine davanti alla ragazza.
Non posso prenderli, disse la ragazza piangendo. Sono
di gran lunga troppo fini per una come me.
Allora prendile per amore del bambino, la pregò Babbo
Panov. Per Natale.
Dopo che la ragazza se ne fu andata, Babbo Panov si mise di nuovo a
guardar fuori dalla finestra. Adesso il sole era basso allorizzonte,
e di Gesù non cera ancora nessun segno. Ma cerano
alcuni mendicanti, che gironzolavano per le strade in cerca di qualche
regaluccio di Natale. Così Babbo Panov aprì di nuovo la
porta e li fece entrare. Dopo tutto aveva ancora una pentola di zuppa
di cavoli. Ed essi la ingollarono con gusto. Quando lultimo mendicante
se ne fu andato, era già buio, e Babbo Panov era stanco. Così
si buttò di nuovo sulla poltrona, ancora più triste e
solo di quanto non si fosse sentito la sera prima.
Deve essere stato solo un sogno, sospirò. Soltanto
un sogno!. Ma in quello stesso istante Babbo Panov si accorse
che non era solo. Alzò lo sguardo, ed ecco di nuovo quella faccia.
Era Gesù in piedi sulla porta.
Quando ero affamato, disse Gesù, mi avete dato
da mangiare. Quando avevo freddo, mi avete riscaldato. E quando ero
nudo, mi avete dato qualcosa da indossare.
Ma quando?, chiese Babbo Panov. Quando è stato
che io ho fatto tutto ciò per te?.
Quando hai riscaldato lo spazzino, e quando hai dato da mangiare
ai mendicanti, e quando hai dato le tue scarpe più belle a un
bambino povero e tremante. Ecco quando!, sorrise Gesù.
Buon Natale, Babbo Panov, gli disse alla fine.
Poi scomparve nel buio della notte. Come una visione. Come uno spirito.
Come un sogno.
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Visitatori di Babbo Panov
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